Paninozzi Barocchi

Come vi raccontavo lo scorso mese, voglio cercare di togliermi qualche sfizio "locale" provando qualcuna delle proposte di queste parti-- Ho avuto occasione di visitare finalmente questa hamburgeria con la complicità della proiezione serale del docufilm Bernini e Borromini, Sfida alla Perfezione, che mi ha dato la possibilità di cenare fuori.

Da fan del Barocco avevo aspettative molto alte, e mi ha interessato la messinscena che alternava i momenti di vita coreografata dei due protagonisti alle analisi delle opere ed i contributi degli esperti.
La cosa che mi ha seccato è stata la presa di posizione secondo la quale Bernini, che sapeva "vendersi" e trovare committenti prestigiosi era in qualche modo "inferiore" a Borromini, ritratto come il genio incompreso che non accettava compromessi-- Tutti sorvolano sul fatto che Bernini era comunque principalmente uno scultore, e che colpa possiamo farne se riusciva a leggere meglio dell'ombroso lombardo gli umori ed i gusti della Roma barocca--?

Sotto una pioggerellina snervante, mi sono diretta verso il locale, situato in un'area che non mi è particolarmente congeniale, in un miscuglio emotivo di insofferenza e curiosità.
Insofferenza perchè immaginavo che essendo una hamburgeria fosse piena di regazzini pronti a far casino e ad esprimersi a voce alta, atteggiamenti che con la vecchiaia tollero sempre meno, curiosità perchè erano settimane che mi studiavo la combinazione migliore di ingredienti per il mio panino customizzato.
--Sì, se non ve lo avevo già detto, c'è la possibilità di assemblare il panino che si preferisce, pagando separatamente i vari ingredienti.

Arrivo, e con mia grande soddisfazione trovo il locale completamente vuoto, anche se ben indaffarato con vari rider. Vista la location, sembra che gli altri avventori preferiscano farsi portare i panini direttamente a casa. E' una scelta saggia, penso che mi avvarrò anch'io di questo servizio le prossime volte.

Manifesto l'intenzione di cenare nel locale e parto col mio ordine, ormai recitato a memoria, anche se guardo il menù sulla parete e fingo indecisione per non sembrare troppo disperata-- Anche una golosona ha la sua dignità di cliente.
Esito, ma non sembra: al panino decido di accompagnare una porzione di patate fritte dolci con salsa della casa e pulled pork. Non sono sicura di come andrà a finire questa cosa, ma sono ottimista.

Dopo un pò arrivano le patatine, abbondanti, succulente, lussuriose, come una volta decorata da Borromini ed un pavimento di Bernini.
Faccio un pò di spazio nel centro per far passare l'aria e farle freddare prima ma non ho pazienza davanti alla bocca che già saliva; addento una patatina. Mi ustiono la bocca. Lacrimo. Godo.

Non avevo mai mangiato le patate dolci fritte, a parte qualche sciagurata esperienza con snack giapponesi, e sono totalmente catturata dall'architettura di sapori. Salato, dolce, saporito, croccante. E' una sfilata multicolore tra le papille gustative, e mi abbuffo, mettendo a rischio la capienza del mio stomaco-- La "porzione" è adeguata per tre persone.
Quando le patatine sono ancora bollenti, mi butto sul pulled pork, sottili fili di goduria, li mangio con le mani, inzuppandoli nella salsa senza pudore, come una cortigiana del Cardinale, consapevole di dare spettacolo davanti al nuovo rider appena entrato e fregandomene.

Arriva quindi il panino, il mio piccolo palazzetto dei desideri: hamburger di salsiccia, provola panata, patatine fritte dolci, salsa della casa.
Mi rendo conto che aver messo le patatine come verdura quando ho mezza faccia ancora ficcata nella mia gigantesca porzione non è stata un'idea saggissima, ma ormai sono in ballo e non mi tirerò certo indietro.
"La prossima volta ci metto anelli di cipolla e uovo, così resta meno secco", mi dico.

Mordo, mi ustiono la bocca.
La provola panata è una traditrice infame, che ti stuzzica con la sua panatura doratissima per poi gettarti un torrente di lava incandescente sulla lingua.
Vado comunque avanti perchè è necessario morderla per farla freddare all'interno, piango ma non mollo.

Mi alzo per prendere un extra di fazzoletti dal bancone perchè ho le mani completamente impiastricciate di salsa a causa delle patatine e del maiale sfilacciato.
"Lo avevo sottovalutato", mi giustifico. Il tipo si fa una risata.

Continuo con le patatine in attesa del raffreddamento della provola infamissima, notando che sono già a metà della capienza gastrica. A metà panino sto già esplodendo, ma non arretro di un passo, mi gusto tutto, lentamente, inesorabilmente.

Finisco il panino e dovrei gettare la spugna, ma mancano una manciata di patatine. Potrei farmi preparare una doggie bag, ma sono troppo poche. Decido di continuare.
Buono, delizioso, ma anche una tortura che sa di decadente ed eccessivo, proprio come il Barocco.

Finisco il mio piatto, svuoto la mia acqua.
Pago, mi informo sulla copertura della mia zona per la consegna a domicilio, ringrazio ed esco.

Speretto e rutto come un trattore nel tragitto verso la macchina, cercando di venire a patti col mio apparatto gastro-intestinale. A fine serata siamo entrambi provati, ma soddisfatti.
Proprio come un trionfante Bernini nel '600, con buona pace del suo emotivo rivale.

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